Lunedì
29
Giugno 2026
Santi Pietro e Paolo Apostoli
Matteo 16,15
Disse loro:
«Voi chi dite
che io sia?». 
san Siro

Ascolto

Atti 12,1-11

In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa. Fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che ciò era gradito ai Giudei, fece arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli Àzzimi. Lo fece catturare e lo gettò in carcere, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua.
Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui. In quella notte, quando Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro, piantonato da due soldati e legato con due catene, stava dormendo, mentre davanti alle porte le sentinelle custodivano il carcere.
Ed ecco, gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: «Àlzati, in fretta!». E le catene gli caddero dalle mani. L’angelo gli disse: «Mettiti la cintura e légati i sandali». E così fece. L’angelo disse: «Metti il mantello e seguimi!». Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si rendeva conto che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell’angelo: credeva invece di avere una visione.
Essi oltrepassarono il primo posto di guardia e il secondo e arrivarono alla porta di ferro che conduce in città; la porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l’angelo si allontanò da lui.
Pietro allora, rientrato in sé, disse: «Ora so veramente che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che il popolo dei Giudei si attendeva».

dal Salmo 33

Il Signore mi ha liberato da ogni paura.

Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore: i poveri ascoltino e si rallegrino.

Magnificate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome. Ho cercato il Signore: mi ha risposto e da ogni mia paura mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire. Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce.

L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera. Gustate e vedete com’è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.

2 Timoteo 4,6-8.17-18

Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.
Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.
Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone. Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Matteo 16,13-19

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio
vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.
A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Medito

Quando in una relazione si comincia a dire «non ti riconosco più»? Le relazioni possono cambiare, il tempo trasforma i legami, rendendo a volte complicato riconoscere le motivazioni originali che ci avevano unito all’inizio. La relazione si è consumata e l’altro è diventato un’abitudine, abbiamo smesso di guardare l’altro per quello che è, preferendo l’immagine statica che ci siamo fatti di lui. Può succedere in un rapporto di amicizia, di amore o anche quando facciamo parte di un gruppo, un’associazione. Il Vangelo di oggi ci ricorda che probabilmente applichiamo questo stesso meccanismo anche a Dio: lo diamo per scontato, presumiamo di conoscerlo già, non ci aspettiamo niente di nuovo nella relazione con lui. Ma Gesù va dritto al punto e chiede: «E per te, chi sono?». È una domanda diretta, come quella di un innamorato o di un amico speciale.

A Gesù non interessa tanto l’opinione che hanno le altre persone, interessa piuttosto il punto di vista individuale, che riflette i sentimenti basati esclusivamente sull’esperienza personale con lui. Pietro risponde: «Tu sei il Cristo». Non lo dice perché è più bravo degli altri, ma perché ha lasciato entrare Dio nel suo cuore. È come quando qualcuno suona al citofono e dice semplicemente: «Sono io!». Se c’è amore, quella voce basta per aprire la porta. Riconoscere Gesù significa sentire quella voce familiare nel caos di ogni giorno e decidere di farlo entrare. Gesù non ci interroga per darci un voto, ma perché vuole vedere se siamo felici di stare con lui. Gesù rivolge la stessa domanda a noi, oggi: «Per te, nella vita di tutti i giorni, che posto occupo?». Ci chiede di riconoscerlo, entrare in intimità, come un innamorato con la sua innamorata, come un’amicizia speciale. Gesù non è uno tra i tanti: per noi è tutto. Non possiamo permetterci di non riconoscerlo. E questo riconoscimento avviene specularmente. Solo quando riconosciamo Dio, capiamo chi siamo chiamati a essere noi. Scopriamo la verità su noi stessi e il senso della nostra vita. 

Conoscere Gesù non è imparare un libro a memoria, ma accettare di camminare con lui ogni giorno, senza avere fretta di capire tutto subito. È un’amicizia che non si stanca mai e che ci impedisce di cadere nell’abitudine o di perdere la speranza. Sperimentare chi è Gesù ci rende beati, felici. La sua vicinanza e il suo amore trasformano il nostro cuore e ci danno la forza perché anche noi diventiamo annunciatori del Vangelo.
Oggi provo a verificare se c’è un aspetto della mia vita quotidiana in cui sento che Gesù è ancora un estraneo o un’abitudine, e dove vorrei invece tornare a riconoscerlo come amico. Provo, ad esempio, a parlargli come se fosse accanto a me durante un’attività banale: fare la spesa, guidare, lavare i piatti. Oppure penso in quali aree della mia vita preferisco fare a modo mio, senza di lui. Riconoscerlo è già il primo passo per farlo tornare amico.

Sabrina Bosco e Daniele Frison