Ordinario – anno A
IV settimana del salterio
dei cieli
è simile…
san Simmaco
Ascolto
Sapienza 12,13.16-19
Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto. La tua forza infatti è il principio della giustizia, e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti. Mostri la tua forza quando non si crede nella pienezza del tuo potere, e rigetti l’insolenza di coloro che pur la conoscono. Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza, perché, quando vuoi, tu eserciti il potere. Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.
dal Salmo 85
Tu sei buono, Signore, e perdoni.
Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia con chi t’invoca. Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera e sii attento alla voce delle mie suppliche.
Tutte le genti che hai creato verranno e si prostreranno davanti a te, Signore, per dare gloria al tuo nome. Grande tu sei e compi meraviglie: tu solo sei Dio.
Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, volgiti a me e abbi pietà.
Romani 8,26-27
Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.
Matteo 13,24-43
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
Medito
Le tre parabole di Gesù che spiegano alle folle a cosa somigli il Regno dei cieli hanno tutte degli elementi comuni che mi fanno riflettere su cosa esso sia per me. Non è certamente un Regno sospeso sopra la mia testa, che non vedo, che posso solo immaginare, anche fantasticando. Vedo il Regno dei cieli in ogni mia piccola azione quotidiana, in ogni mio pensiero o parola che siano costruttori di pace, di gentilezza, di amore. È in ogni piccolo gesto che rimane anche nascosto ai più, come è il seme che giace sotto la terra o il lievito nell’impasto della farina. Tutto ciò che è piccolo, umile, che faccio con il cuore senza il desiderio, nemmeno intimo, di essere ricambiato, ha un potere enorme perché è utile alle persone alle quali rivolgo la mia attenzione ed è utile anche a me. Ogni mio atteggiamento disinteressato rispetto ai benefici che posso ricavarne personalmente moltiplica gli effetti perché è contagioso. Dimostrare di non operare per ricavare una qualche utilità per sé stessi diventa positivamente trascinante in modo spontaneo perché conduce le persone che vedono il mio agire a riflettere sul proprio comportamento, se è consono al messaggio evangelico o se è dettato da altre più intime spinte egoistiche.
Quando il mio impegno quotidiano è orientato in questa direzione non temo che la zizzania possa rovinare la mia azione, il mio pensiero, la mia parola. Si tratta di innaffiare selettivamente i semi che stanno dentro di me, pronti a germogliare, cercando di portare acqua al seme buono e lasciar seccare il cattivo, quello che infesta, che mi soffoca, che mi disorienta e mi fa sbandare. Coltivare il seme buono vuol dire lasciare agire lo Spirito che è in me, che è Spirito di carità, di gioia, di fiducia, di servizio, di pace. Il male è sempre esistito, credo sia comparso con l’uomo sulla terra, ma ciò non mi esime dall’impegnarmi quotidianamente per evitarlo, o per ridurlo, perché non ne sono ancora totalmente impermeabile. Rabbia, invidia, gelosia, sfiducia hanno ancora occasioni, ahimè, di manifestarsi. «Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo» è il messaggio di Gandhi che cerco di fare mio affinché un frammento del Regno dei Cieli si manifesti al mondo attraverso la testimonianza della mia vita.
Come posso lavorare su di me in modo concreto per migliorare con piccoli progressi giorno per giorno? Posso farlo prendendomi qualche minuto la sera per riflettere sul comportamento che ho tenuto nella giornata appena trascorsa che non mi è piaciuto e per il quale sento in me un certo disagio, per poi chiedermi: «Da dove è derivato quel comportamento poco consono agli insegnamenti di Gesù?» e, ancora: «Se mi trovassi di nuovo in quella situazione come vorrei agire diversamente?». Dopo questa analisi trovo utile visualizzare nuovamente la scena accaduta e immaginare un nuovo svolgimento della situazione, differente da quello realmente verificatosi ma con un esito più favorevole e illuminato dalla luce del Vangelo.
Roberta Busana ed Enrico Scapin












