Ordinario – anno A
III settimana del salterio
che ascolta
la Parola
e Felice
Ascolto
Isaia 55,10-11
Così dice il Signore: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».
dal Salmo 64
Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.
Tu visiti la terra e la disseti, la ricolmi di ricchezze. Il fiume di Dio è gonfio di acque; tu prepari il frumento per gli uomini.
Così prepari la terra: ne irrìghi i solchi, ne spiani le zolle, la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli.
Coroni l’anno con i tuoi benefici, i tuoi solchi stillano abbondanza. Stillano i pascoli del deserto e le colline si cingono di esultanza.
I prati si coprono di greggi, le valli si ammantano di messi: gridano e cantano di gioia!
Romani 8,18-23
Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
Matteo 13,1-23
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Medito
Il Vangelo di oggi si apre con una scena di vita ordinaria. Gesù propone la figura di un seminatore che fa la sua semina ed evoca le immagini dei campi della Galilea sempre un po’ sassosi, con poca pioggia e tanto sole, in mezzo ai quali la gente passava creando sentieri battuti. Dalla parabola emerge la sorte difficile del seme che non trova un terreno dove crescere e fruttificare. È quello che Gesù ha sperimentato, come sta scritto nei versetti precedenti: il rifiuto, i facili entusiasmi, l’ostilità. Il seme è la parola del regno e la parabola mostra come il suo “impianto” sia tutt’altro che facile ma, al contrario, piuttosto contrastato. Eppure, il seminatore è un uomo di speranza e alla fine mieterà un raccolto di straordinaria abbondanza. Gesù, mentre parla, contempla il frutto che porterà la sua semina: sa che la Parola del Padre non tornerà senza aver compiuto ciò per cui è stata mandata. Lui è il seminatore e il seme è la Parola di Dio, ma seme e seminatore sono lo stesso; Gesù è la Parola di Dio e semina la Parola. L’appello di Gesù è quello di comprendere quanto si è ascoltato, a ricercare cioè un senso ulteriore nelle parole udite.
Ma perché Gesù parla in modo differente alla gente rispetto ai discepoli? Ai discepoli «è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha». I misteri del regno sono il piano di Dio che si svela nella vita di Gesù. Chi si pone in ascolto della Parola di vita di Gesù, si lascia coinvolgere nel profondo e riesce a vedere come vede il Signore, allora crescerà robusto e forte, radicato in Cristo. Gesù quindi accompagna chi lo ascolta a conoscere il suo piano di amore proprio come fa con i discepoli, rivelando il senso del suo parlare. Ecco allora quattro terreni, che rappresentano gli atteggiamenti dell’uomo nell’incontro con la Parola. Il primo terreno suggerisce un cuore simile ad una strada compatta e dura, dove tutto resta abbandonato in superficie; è un cuore che non “prende con sé” (non com-prende) la Parola e con la perde, se la fa rubare dal maligno. Il secondo terreno mostra la dinamica di un’accoglienza gioiosa ma passeggera, che prende della Parola solo ciò che gli dà benessere. Il terzo terreno rappresenta il cuore idolatra e mondano, che non custodisce la Parola e si volge ad altre sicurezze. Il quarto terreno, finalmente, è un terreno fertile che accoglie il seme, un cuore che ascolta e “com-prende”. Qui la Parola potrà portare frutto in misura diversa ma sempre abbondante.
Questi quattro terreni mettono in luce quattro cuori, che il Signore non giudica né condanna. Gesù racconta questa parabola perché il mio e il nostro ascolto diventi sempre più affinato nel “prendere con sé” ciò che lui dice e ciò che siamo chiamati a vivere. Credo che, proprio come scrive Isaia, l’invito che da fa sfondo a questa parola, sia proprio quello di fermarsi per mettersi in ascolto. Non siamo più abituati a farlo, presi a volte dalla fretta o dal turbinio continuo di pensieri sequenziali che il mondo ci propone. Il suggerimento di fondo invece è quella della calma, della pazienza. Un agricoltore sa che ci vuole tempo perché il seme spunti. Di conseguenza, mi sembra che il Signore mi offra un’opportunità: quella di stare con lui nella calma e nella speranza, lasciandomi modellare dalla sua Parola e attendendo che il suo progetto, il frutto, maturi.
Silvia De Francesch












