Domenica
07
Giugno 2026
SS. Corpo e Sangue
di Cristo – anno A
Giovanni 6,54
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue
ha la vita eterna.
san Colman

Ascolto

Deuteronomio 8,2-3.14-16

Mosè parlò al popolo dicendo: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

dal Salmo 147

Loda il Signore, Gerusalemme.

Celebra il Signore, Gerusalemme, loda il tuo Dio, Sion, perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

Egli mette pace nei tuoi confini e ti sazia con fiore di frumento. Manda sulla terra il suo messaggio: la sua parola corre veloce.

Annuncia a Giacobbe la sua parola, i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele. Così non ha fatto con nessun’altra nazione, non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

1 Corinzi 10,16-17

Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

Giovanni 6,51-58

In quel tempo, Gesù disse alla folla:  «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Medito

Sarebbe facile, per un cristiano, ricondurre l’invito di Gesù, nel vangelo di oggi, a una pratica religiosa e fare della partecipazione all’eucaristia un’autostrada per la salvezza. Ma l’insistenza di Gesù sulla necessità di essere mangiato (lo ripete tante volte), indica una comunione dal valore differente: la sua carne e il suo sangue sono la sua vita ed è la sua vita che deve entrare dentro di noi perché possiamo vivere la nostra pienamente. Già, “vivere pienamente”, non “andare in Paradiso”… Quando Gesù dice «ha la vita eterna», usa il verbo della realtà, del qui e ora, non di una promessa futura. Fare comunione con lui ha a che fare con la nostra vita di oggi e quel che ne vogliamo fare; per questo, per un cristiano, una cristiana, fare “la” comunione è una questione essenziale.

Qualche genitore che frequenta i gruppi parrocchiali accoglie ancora con sorpresa l’affermazione che la prima partecipazione dei loro figli all’Eucaristia sia il fulcro del cammino di Iniziazione cristiana, ma sono cresciuta anch’io, come i miei coetanei, con l’idea che solo la cresima mi avrebbe reso una cristiana vera, consapevole, completa. Invece ho poi capito che l’esperienza della celebrazione eucaristica, condivisa con i parrocchiani, con gli amici dei gruppi che frequento, ma anche con persone sconosciute, magari in un luogo di vacanza, rende tangibile e sensibile per me proprio quello che scrive san Paolo ai Corinzi, cioè l’unità profonda con Gesù e i credenti che celebrano con me, quando l’unico pane ci rende un solo corpo; quella vita unica, che si dona a tutti, sostiene la mia fede, mi dona la forza per una testimonianza il più possibile autentica, fondendo la mia esperienza di comunione con Gesù con quella, identica, dei fratelli.
Questo brano di vangelo, quindi, non parla solo del valore dell’Eucaristica, ma della nostra vita e di cosa può diventare se unita a Cristo. E la bellezza di questa offerta, di questo dono, è che l’incontro è un appuntamento che si rinnova, che è sempre lì per me, perché ritorna ogni volta che il pane e il vino vengono consacrati e offerti: lì posso, possiamo, continuamente attingere al vero cibo e alla vera bevanda, al pane vivo.

I Giudei si chiedono come possa realizzarsi ciò che Gesù annuncia, si scandalizzano di un invito così irrituale: mangiare la sua carne e bere il suo sangue? Ma la sua risposta ribalta il ragionamento: non domandatevi come sia possibile, prima provate, poi capirete che è vero. La presenza viva di Gesù nel pane e nel vino della celebrazione non si può capire attraverso una spiegazione e non ci sono ragioni logiche per credere a ciò che il Signore promette, si può conoscere solo mangiando e bevendo, bisogna prima fidarsi, credere, e poi il senso sarà manifesto.
Giovanni lo aveva annunciato fin dall’inizio della sua bella notizia: il Verbo non era destinato a restare un annuncio di parole, ma doveva farsi carne ed essere accolto. Oggi ci dice che di quella “carne” non possiamo fare a meno, è un cibo indispensabile per chi vuole veramente vivere in Cristo e con Cristo. Che il Signore ci doni di avere sempre fame e sete di lui.

Liliana Stefani