Mercoledì
24
Giugno 2026
Natività di
S. Giovanni Battista
Luca 1,63
Giovanni
è il suo nome.
san Teodolfo

Ascolto

Isaia 49,1-6

Ascoltatemi, o isole, udite attentamente, nazioni lontane; il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome. Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto allombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra.
Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria».
Io ho risposto: «Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze. Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio».
Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d’Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra».

dal Salmo 138

Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda.

Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo, intendi da lontano i miei pensieri, osservi il mio cammino e il mio riposo, ti sono note tutte le mie vie.

Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre. Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda.

Meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l’anima mia. Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra.

Atti 13,22-26

In quei giorni, [nella sinagoga di Antiochia di Pisìdia,] Paolo diceva: «Dio suscitò per i nostri padri Davide come re, al quale rese questa testimonianza: “Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri”. Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù. Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo dIsraele.  Diceva Giovanni sul finire della sua missione: “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali». Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata la parola di questa salvezza».

Luca 1,57-66.80

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio.  I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa.
Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome».  Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Medito

La liturgia di oggi ci ricorda la Natività di san Giovanni Battista, che per tradizione è stata collocata esattamente sei mesi prima della nascita di Gesù, quasi a ribadire la sua missione profetica che “apre la strada” al Messia. È interessante notare che, oltre a Gesù e a Maria, san Giovanni Battista è l’unico personaggio biblico di cui viene celebrata non solo la sua nascita «al cielo» ma anche la sua venuta la mondo, in quel bellissimo quadro scenografico che ci viene presentato dall’evangelista Luca nel Vangelo di oggi. Mi colpiscono alcuni aspetti di questo brano del Vangelo, primo fra tutti l’atteggiamento di Elisabetta e Zaccaria che rifiutano la tradizione, nella scelta del nome da dare al bambino: mi sembra un segno forte di rottura con il passato, quasi con l’Antico Testamento; è invece un segnale rivolto al futuro, all’annuncio della salvezza, della buona notizia che sta arrivando per mezzo di Gesù Cristo di cui Giovanni è il precursore.

Mi piace molto questo concetto del «dare il nome»: nella cultura biblica il nome contiene l’identità e la vocazione della persona e anche oggi il nostro nome ci identifica e ci caratterizza per quello che siamo: quando qualcuno ci chiama per nome ci sentiamo pensati e legati da una relazione significativa con quella persona. A volte, poi, come i vicini e i parenti Elisabetta e Zaccaria, pretendiamo di dare noi il nome alle persone, di catalogarle in schemi prefissati mentre l’esperienza di questi genitori ci dice che è Dio a darci il nome, è lui che ci chiama e riconosce la nostra unicità e vocazione; ed è una vocazione che si costruisce nel tempo, non soltanto con le pagine già scritte della nostra storia, ma soprattutto con quelle parole che il Signore intende ancora rivolgerci, imparando così a rinascere continuamente anche al di là di ogni condizionamento, a volte anche doloroso, che possa aver segnato il nostro cammino.   

L’ultimo aspetto  su cui vorrei soffermarmi è il fatto che Giovanni «cresceva e si fortificava nello spirito». Mi piace pensare che questa crescita, umana e spirituale, derivi dal fatto che Il Signore Gesù ha già incontrato Giovanni quando Maria ed Elisabetta si sono incontrate, entrambe in dolce attesa. Allo stesso modo, anche oggi, il Signore Gesù incontra ogni vita, fin dal suo concepimento e posa la sua mano di grazia su ciascuna.

Lussi Bernardi e Giacomo Berto