Come la via lattea
BIZZO JENNY2026-01-12T10:45:40+01:00Come la via lattea sulle volte che si dilatano dei cieli in movimento e come la realtà dopo una febbre acuta
Come la via lattea sulle volte che si dilatano dei cieli in movimento e come la realtà dopo una febbre acuta
In cielo cerco il tuo felice volto. Ed i miei occhi in me null’altro vedano quando anch’essi vorrà chiudere Iddio…
Cari fratelli e sorelle, nei Vangeli dell’infanzia di Gesù c’è un episodio che è proprio della narrazione di Matteo: la visita dei Magi. Attratti dalla comparsa di una stella, che in molte culture è presagio della nascita di persone eccezionali, alcuni sapienti si mettono in viaggio dall’oriente, senza conoscere esattamente la meta del loro andare. Si tratta dei Magi, persone che non appartengono al popolo dell’alleanza. […]
L’Adorazione dei Magi, scolpita sul terzo pilastro della facciata del Duomo di Orvieto, ci offre molti spunti di riflessione. Colpiscono, innanzitutto, le dimensioni monumentali della Madonna in trono con Gesù Bambino, più grandi rispetto agli altri personaggi: un espediente con cui l’anonimo artista evidenzia i veri protagonisti del racconto.
Le intercessioni ci mostrano che: «LʼEucaristia viene celebrata in comunione con tutta la Chiesa, sia celeste che terrena, e che lʼofferta è fatta per essa e per tutti i suoi membri, vivi e defunti, i quali sono stati chiamati a partecipare alla redenzione e alla salvezza ottenuta per mezzo del Corpo e del Sangue di Cristo
«È maledetto quel lavoro che produce ricchezza creando miseria». Era la fine dellʼOttocento, unʼepoca segnata dalle tensioni dellʼindustrializzazione, da profondi mutamenti nel mondo del lavoro e dalla nascita di movimenti operai; in questo clima, la Chiesa si trovò a cercare una via per custodire la dignità dellʼuomo.
Lʼesperienza del deserto nel mondo biblico è ambivalente: da una parte essa segna la ribellione del popolo, il suo continuo vacillare, la sua fatica, i suoi errori; dallʼaltra essa esprime la continua pazienza di Dio che è presente di fianco al suo popolo e non lo abbandona nemmeno nel momento in cui viene rifiutato da Israele.
Se penso al mese di marzo con le sue giornate dedicate alla donna, a San Giuseppe e al papà, ai missionari martiri, alle persone con la sindrome di Down, ma anche alla poesia, alla felicità, allʼacqua, penso che “accompagnare” potrebbe essere un verbo che le accomuna.
Non sappiamo mai quanto siamo alti Finché non siamo chiamati ad alzarci E allora, se siamo conformi allo scopo Le nostre stature toccano i cieli L’Eroismo che recitiamo Sarebbe una cosa normale Se non curvassimo noi stessi i cubiti Per paura di essere un Re.
Signore delle nostre vite allontana da noi lo spirito dell’ozio della tristezza del dominio e le parole vane. Accorda ai tuoi servi lo spirito di castità, di umiltà, di perseveranza e la carità che non viene mai meno.
Dolcissimo è rimanere e guardare nell’immobilità sovrana la bellezza di una parete dove il filo della luce e la lampada esistono da sempre a garantire la loro permanenza.
Dove la mente non conosce paura e la testa si tiene alta, dove il sapere è libero, a tutti, dove il mondo non è chiuso dalle pareti di una casa,




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