SE POSSO PERDONARE
BIZZO JENNY2026-02-03T11:31:03+01:00Se posso perdonare, allora devo riuscire a perdonare anche me stessa. Qui non si tratta di consapevolezza ma è la superbia che mi tiene stretta in una stolta morsa che mi danna.
Se posso perdonare, allora devo riuscire a perdonare anche me stessa. Qui non si tratta di consapevolezza ma è la superbia che mi tiene stretta in una stolta morsa che mi danna.
O Dio, che illumini questa santissima notte con la gloria della risurrezione del Signore, ravviva nella tua famiglia lo spirito di adozione, perché tutti i tuoi figli, rinnovati nel corpo e nell’anima, siano sempre fedeli al tuo servizio. Amen.
«Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te, Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli». «Con la dossologia finale si esprime la glorificazione di Dio; viene ratificata e conclusa con l’acclamazione del popolo che canta il suo Amen».
«Un grande amore trasforma le piccole cose in cose grandi e solo l’amore dà valore alle nostre azioni». Maria Faustina Kowalska, considerata la prima santa del terzo millennio perché canonizzata da Giovanni Paolo II il 30 aprile 2000, è conosciuta come l’apostola della Divina Misericordia.
Pasqua viene dall’ebraico Pesach e significa “passaggio”. Nella Bibbia c’è una Pasqua storica e rituale: il popolo ebraico attraversa il Mar Rosso ed entra nel deserto, libero dalla schiavitù dell’Egitto.
Il mese di aprile si apre immediatamente con una soglia da attraversare: la morte e risurrezione di Gesù. Un evento che rappresenta un confine e nello stesso tempo una sfida, il passaggio tra la morte e la vita, tra ciò che è chiuso e ciò che invece si apre, tra il tempo segnato dalla paura, dall’incertezza e dal dolore e il tempo nuovo inaugurato dal Risorto
Questo piccolo simbolo cristiano racconta la Passione di Cristo: Gesù, Re coronato di spine, resta saldo nella sua dignità e nel suo amore per ciascuno di noi.
Tra i cento piccoli oculi che punteggiano la facciata della chiesa di Sant’Alberto Magno a Padova, un vetro istoriato raffigura una canna e una corda, segni semplici della Passione di Cristo.
Sono figli della notte, che del buio battono le strade la disperazione, la pigrizia, il dubbio: sono fuori d’ogni certezza, non sono figli dell’aurora.
Non abbandonarti, tieniti stretto, e vincerai. Vedo che la notte se ne va: coraggio, non aver paura.
Come la via lattea sulle volte che si dilatano dei cieli in movimento e come la realtà dopo una febbre acuta
In cielo cerco il tuo felice volto. Ed i miei occhi in me null’altro vedano quando anch’essi vorrà chiudere Iddio…




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