Cristo non ha mani
BIZZO JENNY2026-07-28T16:39:18+02:00Cristo, oggi, non ha più le mani ha soltanto le nostre mani per fare il suo lavoro. Cristo non ha più piedi ha soltanto i nostri piedi per guidare gli uomini sui suoi sentieri.
Cristo, oggi, non ha più le mani ha soltanto le nostre mani per fare il suo lavoro. Cristo non ha più piedi ha soltanto i nostri piedi per guidare gli uomini sui suoi sentieri.
Potessimo cantando passare il vigoroso e soave martirio, e nessuna di queste paci lasciare intatta, cantare alla «beata speranza»: oltre ogni possesso liberi e leggeri come gazzelle nel deserto!
E fu per la bianca corsia un verde apparir di vigneti pampinei, nell’oro del sole d’ottobre: un cadere di grappoli d’uve ben gonfi, ben densi di vivido succo, dolce sangue, dolce miele, per entro i capaci canestri.
Al centro della missione c’è il mistero dell’unione con Cristo. Prima della sua Passione, Gesù ha pregato il Padre: «Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi» (Giovanni 17,21). In queste parole si svela il desiderio più profondo del Signore Gesù e, al tempo stesso, l’identità della Chiesa, comunità dei suoi discepoli: essere una comunione che nasce dalla Trinità e che vive della e nella Trinità, a servizio della fraternità tra tutti gli esseri umani e dell’armonia con tutte le creature.
Il profeta Isaia racconta di un vignaiolo che prepara con cura la sua vigna: dissoda il terreno, toglie le pietre, pianta viti pregiate, costruisce una torre e scava un tino. Nulla è lasciato al caso. Eppure, al momento della vendemmia, i frutti attesi non arrivano (Isaia 5,1-7).
«Il mio Piano combatte il sistema d’entrare di colpo nel centro, come si pratica nelle altre Missioni, e stabilisce invece il principio: rigenerazione dell’Africa coll’Africa».
Comunicando al corpo e al sangue di Gesù Cristo, possiamo entrare sempre di più in un altro ordine di idee: quello della comunione. Noi diciamo che “facciamo la comunione” e proprio di questo si tratta. Questa espressione indica l’atto di mangiare l’ostia consacrata e, inscindibilmente, di collaborare con la Grazia per far crescere le relazioni di comunione.
In questo mese si celebra la centesima Giornata Missionaria Mondiale, istituita da Pio XI il 14 aprile 1926 su impulso dell’Opera per la Propagazione della Fede. Nasce come un invito, rivolto a tutta la Chiesa, a guardare “oltre” i propri confini locali, per aprire la prospettiva ad un respiro più universale.
Due strade divergevano in un bosco giallo e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe
Amore di Cristo che già qui nel mondo Comincia ed insegna il viver più buono: Felice amore di Spirito Santo
Speravo in me stesso: ma il nulla mi afferra. Speravo nel tempo, ma passa, trapassa;
«La sete esprime il desiderio d’una cosa, ma un desiderio così intenso che noi ne moriamo se ne restiamo privi». Queste parole del Cammino di perfezione di s. Teresa d’Avila ci fanno capire perché la sete, esperienza primordiale e capitale dell’essere fisico, sia divenuta un simbolo universale del desiderio soprattutto spirituale (“la sete di sapere”, ad esempio).




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