I giusti
BIZZO JENNY2026-09-14T14:54:18+02:00Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire, Chi è contento che sulla terra esista la musica. Chi scopre con piacere un’etimologia.
Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire, Chi è contento che sulla terra esista la musica. Chi scopre con piacere un’etimologia.
È vero che l’attuale contesto sociale ed economico contribuisce notevolmente a fare del lavoro l’asse attorno al quale gira la nostra quotidianità.
Tutto in questa vita ha una fine, anche la celebrazione eucaristica. È necessaria una forma di conclusione del rito, che contrassegni il passaggio da questo alla vita quotidiana: è una esigenza strutturale della celebrazione, ma corrisponde anche ad un bisogno psicologico; infatti, come per entrare bene nel rito è necessario raccogliersi e distanziarsi in qualche modo dalla quotidianità, così per rientrare in essa è necessario distaccarsi dagli atteggiamenti del celebrar
«Signore, se sono ancora necessario per il tuo popolo, non rifiuto la fatica: sia fatta la tua volontà». Ancora oggi nel Nord Italia capita di sentire la frase «fare san Martìn» durante qualche trasloco.
«Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà» (Giovanni 6,27). Gesù non invita a lavorare di meno, ma a domandarsi per che cosa stiamo lavorando.
Sulla copertina di questo numero di novembre troviamo delle api nell’alveare. È un’immagine semplice, ma ricca di significato. Lo impariamo fin da piccoli: ogni ape ha il suo compito, porta il proprio contributo e, insieme alle altre, costruisce qualcosa che nessuna potrebbe realizzare da sola.
Nel ciclo di vetrate istoriate che adorna la chiesa di Sant'Alberto Magno a Padova, Amleto Sartori fissa nel vetro l'immagine di una croce luminosa.
Sant'Alberto Magno a Padova compare un flagello, simbolo delle sofferenze inflitte a Gesù durante la Passione. I Vangeli raccontano questo momento con poche parole: «Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare» (Gv 19,1).
Al centro della missione c’è il mistero dell’unione con Cristo. Prima della sua Passione, Gesù ha pregato il Padre: «Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi» (Giovanni 17,21). In queste parole si svela il desiderio più profondo del Signore Gesù e, al tempo stesso, l’identità della Chiesa, comunità dei suoi discepoli: essere una comunione che nasce dalla Trinità e che vive della e nella Trinità, a servizio della fraternità tra tutti gli esseri umani e dell’armonia con tutte le creature.aC’è un’immagine potente nel Vangelo di Matteo che per anni ha accompagnato i passi, le fatiche e le speranze del nostro cammino nel Rione Sanità: la parabola dei due figli invitati dal padre a lavorare nella vigna. Il primo dice un “no” secco, istintivo, specchio di un moto di rifiuto, ma poi ci ripensa, si pente e va a lavorare; il secondo, al contrario, risponde con un “sì” formale e impeccabile, ma resta fermo.
C’è un dettaglio singolare tra i vetri istoriati della chiesa di Sant’Alberto Magno a Padova, realizzati nel 1957 da Amleto Sartori: un piccolo tondo raffigura un panno macchiato. È la reliquia della Veronica, nome derivato dall'unione tra il latino vera e il greco eikon, ossia “vera immagine”.
Entrando nella chiesa di Sant’Alberto Magno a Padova, lo sguardo viene catturato dalla luce che attraversa i numerosi oculi della facciata. Sembrano piccole perle luminose incastonate nel cemento.
A tutti i cercatori del tuo volto mostrati, Signore; a tutti i pellegrini dell’assoluto, vieni incontro, Signore;




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