Martedì
15
Agosto 2023
Assunzione della
Beata Vergine Maria
Luca 1,48
Perché
ha guardato
l’umiltà
della sua serva.
san Tarcisio

Ascolto

Apocalisse 11,19;12,1-6.10

Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza. Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra.
Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio. Allora udii una voce potente nel cielo che diceva: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo».

dal Salmo 44

Risplende la Regina, Signore, alla tua destra.

Figlie di re fra le tue predilette; alla tua destra sta la regina, in ori di Ofir.

Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio: dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Il re è invaghito della tua bellezza. È lui il tuo signore: rendigli omaggio.

Dietro a lei le vergini, sue compagne, condotte in gioia ed esultanza, sono presentate nel palazzo del re.

1 Corinzi 15,20-26

Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita.
Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza.
È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi.

Luca 1,39-56

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Medito

Ecco perché. Ecco perché, Maria, sei benedetta tra le donne, come ti ha apostrofato tua cugina Elisabetta e come ripetiamo da generazioni nella recita della tua preghiera. Ecco perché, Maria, sei protagonista della storia della salvezza, come racconta con vivide immagini il brano dell’Apocalisse. Ecco perché grandi cose ha fatto in te l’Onnipotente, come tu stessa proclami nel bellissimo cantico del Magnificat. Ed ecco perché, unica tra i mortali, sei stata assunta in cielo in anima e corpo, come festeggiamo oggi. Quel perché ce lo spieghi tu stessa: perché Dio ha guardato la tua umiltà. E allora, Maria, che di umiltà sei maestra, ti prego di insegnarne un po’ anche a me.

Tu sei stata madre di un figlio che ha seguito un percorso inedito e misterioso, e che hai visto inspiegabilmente morire: insegnami ad essere umile come genitore, accompagnando le mie figlie verso la strada alla quale Dio le chiama, senza sovrapporre le mie personali aspettative e senza ingombrare con la mia personalità. Tu silenziosamente hai visto nascere le prime comunità cristiane: insegnami ad essere umile nella mia comunità, senza la presunzione di meritare una maggiore considerazione per il percorso che ho compiuto e per le esperienze che ho maturato. Tu, dopo avere detto «sì» all’angelo che ti aveva portato l’annuncio del Signore, subito ti sei alzata e sei andata «in fretta» da Elisabetta: insegnami ad essere umile nella preghiera, senza pretendere di essere io a indicare a Dio quello che mi occorre, ma lasciandomi guidare docilmente da lui. Tu, che hai dignità di regina dei cieli, ti definisci «serva»: aiutami ad imparare che qualunque ruolo ricoperto nella società non deve essere motivo di onore ma occasione di servizio.

Maria, sono solito trascorrere la giornata odierna nel riposo e nello svago, con la famiglia e gli amici. L’anima mia magnifica il Signore per tutte le cose belle e buone di questo giorno e della mia vita. Ma la liturgia mi rimanda, da questa terra, al cielo in cui sei stata assunta e alla risurrezione. Aiutami dunque a non tenere gli occhi bassi, concentrati solo sul mio mondo, ma a sollevarli al cielo che dà al mio mondo una luce diversa.

Alessandro Fede