Venerdì
25
Dicembre 2026
Natale del Signore
Isaia 9,5
Ci è stato dato un figlio.

Ascolto

Isaia 9,1-6

Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Màdian. Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco.  Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre. Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.

dal Salmo 95

Oggi è nato per noi il Salvatore.

Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore, uomini di tutta la terra. Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. In mezzo alle genti narrate la sua gloria, a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Gioiscano i cieli, esulti la terra, risuoni il mare e quanto racchiude; sia in festa la campagna e quanto contiene, acclamino tutti gli alberi della foresta.

Davanti al Signore che viene: sì, egli viene a giudicare la terra; giudicherà il mondo con giustizia e nella sua fedeltà i popoli.

• Tito 2,11-14

Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.

Luca 2,1-14

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Medito

Le letture di questo Natale risuonano nella nostra famiglia in un tempo di novità. Maria e Giuseppe hanno avuto un figlio in modo straordinario, ma non è per loro. Sin dal concepimento, Maria sa che questo figlio non era per lei. A dire il vero, tutti noi genitori, che vediamo diventare grandi i figli, ci rendiamo conto che i figli non sono per noi, ma partono da noi: iniziano da noi, ma poi devono andare, separarsi, partirsi da noi. Anche noi stiamo facendo esperienza di questo, in modo un po’ prematuro dal nostro punto di vista, perché è il piccolo di casa che lascia il nido per realizzare un grande sogno, per capire la sua vocazione professionale, esperienza bella e formativa, ma si tratta sempre di un «partirsi da noi». Allora risuona forte il versetto di Isaia: «ci è stato dato un figlio». Sentiamo in queste parole il richiamo del verbo «dare» che non significa solo donare, dare a qualcuno qualcosa che diviene suo, ma anche affidare. Ci è stato dato un figlio, ci è stato affidato perché ne abbiamo cura, perché gli permettiamo di diventare quello che è chiamato ad essere, perché insomma lo amiamo e chi ama libera.

Ma l’eco delle parole di Isaia ci porta a superare le mura di casa e spontaneamente sposta il nostro sguardo. Oggi «ci è stato dato un figlio»: Gesù è affidato a noi, non nasce solo (ed è già tanto) per noi, per salvarci agendo in prima persona, ma è dato come figlio a noi, a tutti noi. Troviamo questo messaggio potente perché rende evidente ancor più l’amore di Dio per l’umanità e allo stesso tempo la necessità di assumerci la responsabilità della nostra umanità. «Ci è stato dato un figlio»: ogni figlio dell’uomo è affidato a tutti noi, è dato a noi perché grazie a lui possiamo diventare pienamente uomini e donne, costruttori del Regno.

Allora l’eco raggiunge tutte le immagini di bambini che non possiamo non sentire come nostri, dei quali siamo responsabili sempre e di fronte ai quali il Natale deve essere l’inizio del nostro cambiamento; raggiunge i bambini che rappresentano tutte le innocenti vittime delle guerre e che vorremmo premiare con il Nobel nella speranza che il loro sacrificio sia davvero il monito continuo e più forte per chiedere la Pace. Assieme al Bambino Gesù ci sono affidati tutti i bambini perché possiamo vedere in loro il mondo sognato da Dio, un mondo di gioia moltiplicata, letizia, libertà, fine della violenza e della guerra, ma anche la via per realizzarlo, vivendo «con sobrietà, con giustizia e con pietà». Allora comprendiamo un senso nuovo del canto degli angeli: la Gloria di Dio è la Pace sulla terra. Oggi più che mai sembra un sogno, ma «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo».

Giorgia Varotto e Marco Andreatta