Domenica
22
Novembre 2026
Cristo Re – Anno A
Matteo 25,45
Ogni volta che avete fatto
queste cose al più piccolo dei miei fratelli...
santa Cecilia, san Benigno

Ascolto

Ezechiele 34,11-12.15-17

Così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.
A te, mio gregge, così dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri.

dal Salmo 22

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare. Ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l’anima mia, mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome.

Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici.

Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni.

1 Corinzi 15,20-26.28

Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza.
È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte.
E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.

Matteo 25,31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”.
E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”.
Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Medito

Se penso ad un Re, la mente corre subito ad immagini precise: scettri d’oro, palazzi, corone e decreti solenni calati dall’alto. Ma la festa di Cristo Re, che chiude l’anno liturgico, ribalta completamente questo concetto di potere. Le letture non mi parlano di un re distaccato dalle sorti umane, ma descrivono un Dio che si sporca le mani, scende in strada e si fa incontrare nelle pieghe della vita quotidiana, semplicemente incrociando lo sguardo delle persone che mi sono accanto.
Nella prima lettura, Ezechiele utilizza una metafora concreta: Dio come un pastore premuroso.
Non rimane seduto su un comodo trono osservando il mondo dall’alto, ma si mette in cammino.
Egli non aspetta che l’essere umano torni da solo dopo aver sbagliato, ma va a cercarlo nei luoghi bui della sofferenza e dello smarrimento. Questo Re conosce a fondo le mie fatiche più nascoste. È il Dio che si accorge subito quando sono esausto e svuotato dopo una dura giornata di lavoro, quando mi sento solo o quando sono ferito dalle inevitabili delusioni delle relazioni umane. Lui non si limita a giudicarmi dall’alto, ma si fa vicino per curare le mie piaghe.

Con il brano del Vangelo di Matteo, Gesù svela in anticipo il protocollo d’esame su cui sarò valutato alla fine della vita, e che sorpresa! Non mi chiederà quante preghiere formali abbia recitato o quante cerimonie perfette abbia frequentato nelle chiese. Ma porrà invece una serie di domande disarmanti: «Ho avuto fame e…, ho avuto sete e…, ero straniero e…, malato e…, in carcere e…».
La cosa più straordinaria di questo racconto è che sia i “buoni” sia i “cattivi” rimangono sbalorditi. Entrambi chiedono con meraviglia: «Quando mai ti abbiamo visto affamato, assetato o straniero?».
La risposta di Gesù è la chiave di volta di tutta la fede: «Ogni volta che avete fatto queste cose al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto direttamente a me». Questo significa che il cristianesimo non è una teoria astratta o una filosofia morale, ma è prima di tutto una questione di sguardi attenti e di gesti pratici. 

Cristo si nasconde nelle situazioni più ordinarie.
È nel collega d’ufficio stressato che avrebbe solo bisogno di cinque minuti di ascolto senza giudizio. È nel vicino di casa anziano e solo a cui posso fare la spesa o dedicare un momento di chiacchiere. È nel farsi carico di un piccolo pezzo di sofferenza degli altri, evitando di voltare la testa dall’altra parte quando incrocio chi fa fatica ad andare avanti.
Festeggiare Cristo Re non significa celebrare un trionfo umano o un potere politico, ma scegliere lo stile di un Dio che indossa il grembiule. Questo mi ricorda che le mie giornate, persino quelle più monotone, sono piene di occasioni sacre.
Ogni volta che decido di scegliere l’empatia al posto dell’indifferenza, la pazienza al posto della rabbia e la gentilezza al posto del rancore, sto già costruendo concretamente il suo Regno qui sulla terra.
La santità si costruisce ogni giorno: tra i fornelli di casa, in coda alla cassa del supermercato, sui mezzi pubblici affollati. È la rivoluzione dei piccoli gesti d’amore, l’unica capace di cambiare il mondo che ci circonda.

Rossella Menegoni e Francesco Lion