IV settimana del salterio
l’olio in piccoli vasi.
san Goffredo
Ascolto
Sapienza 6,12-16
La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l’ama e trovata da chiunque la ricerca. Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano. Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
dal Salmo 62
Ha sete di te, Signore, l’anima mia.
O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua.
Così nel santuario ti ho cercato, per contemplare la tua potenza e la tua gloria. Poiché la tua grazia vale più della vita, le mie labbra diranno la tua lode.
Così ti benedirò finché io viva, nel tuo nome alzerò le mie mani. Mi sazierò come a lauto convito, e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.
Nel mio giaciglio di te mi ricordo, penso a te nelle veglie notturne, a te che sei stato il mio aiuto, esulto di gioia all’ombra delle
tue ali.
1 Tessalonicesi 4,13-18
Fratelli, non vogliamo lasciarvi nell’ignoranza circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza. Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui. Questo vi diciamo sulla parola del Signore: noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nubi, per andare incontro al Signore nell’aria, e così saremo sempre con il Signore. Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.
• Matteo 25,1-13
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade.
E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene.
Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».
Medito
La liturgia di questa domenica mi invita a soffermarmi su tre passaggi: la morte, la vita eterna e l’atteggiamento del vegliare. Per la vita di un cristiano, sono tre aspetti strettamente collegati.
Il tema della morte è presente da sempre nel cuore dell’uomo: qualsiasi società e cultura ha trovato un modo per affrontare la perdita dei propri cari, per rassicurare i vivi, per custodire e curare i defunti, per celebrarne il saluto. Nel corso del tempo, il rapportarsi con la morte ha visto forme e attenzioni diverse, e oggi ho l’impressione che stia diventando un fatto più privato e individuale che di una comunità, al punto che non scegliere la sepoltura in un cimitero non è più così infrequente. È un aspetto che mi rattrista, perché manca un luogo visibile che consente alla comunità di tenere vivo il ricordo di quella persona.
Allo stesso tempo, la vita eterna sembra un concetto distante, specialmente vivendo immersi in una cultura estremamente materialista. Tutto finisce.
La domanda, però, su cosa ci sarà dopo, rimane e periodicamente riaffiora. Per questo oggi le parole dell’apostolo sono di conforto: per chi crede in Cristo, che è morto e risorto (altrimenti non saremmo cristiani), la speranza è viva ed è quella che consente di non vivere nella tristezza, ma di farsi forza «a vicenda» e sentirsi rassicurati «sulla parola del Signore».
Ed è quindi nel Vangelo che Gesù indica quale atteggiamento seguire per attendere con saggezza le nozze eterne. Contrappone due modi di porsi: il prepararsi o il lasciarsi trasportare dai fatti della vita, senza preoccuparsi di guardare più avanti. E mi chiedo allora quanto mi lascio distrarre dalla quotidianità e mi dimentico di prendere l’olio o quanto riesco a essere attenta.
La parabola mi suggerisce che per arrivare alle nozze dell’ultimo giorno, mi è chiesto di essere attenta, nella semplicità di un piccolo vaso di olio e di una quotidianità fatta di piccoli gesti di cura.
Un aspettare il Signore pazientemente, senza scoraggiarsi perché lo sposo tarda, conservando la luce accesa e coltivandola nelle capacità e nei doni che mi sono stati dati, a servizio degli altri: ricordarsi sempre quell’olio fondamentale perché la lampada non si spenga.
L’invito che mi sento rivolgere oggi è proprio custodire il fuoco, ma attivamente. Nessuno potrà darmi l’olio che io non ho saputo portare. La responsabilità di tenere accesa la fiamma della fede è personale. Il desiderio dell’incontro con Cristo è un impegno personale che può cambiare come mi pongo: attendere uno sposo per una festa di nozze, con speranza e gioia, senza timore.
Veronica Zonta












