Domenica
12
Novembre 2023
XXXII domenica del Tempo Ordinario - Anno A
IV settimana del salterio
Matteo 25,13
Perché
non sapete
né il giorno
né l’ora.
san Giosafat
san Macario

Ascolto

Sapienza 6,12-16

La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l’ama e trovata da chiunque la ricerca. Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano. Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta. Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.

dal Salmo 62

Ha sete di te, Signore, l’anima mia.

O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia,
a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua.

Così nel santuario ti ho cercato, per contemplare la tua potenza e la tua gloria. Poiché la tua grazia vale più della vita, le mie labbra diranno la tua lode.

Così ti benedirò finché io viva, nel tuo nome alzerò le mie mani. Mi sazierò come a lauto convito, e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.

Nel mio giaciglio di te mi ricordo, penso a te nelle veglie notturne, a te che sei stato il mio aiuto, esulto di gioia all’ombra delle tue ali.

1 Tessalonicesi 4,13-18

Fratelli, non vogliamo lasciarvi nell’ignoranza circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza. Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui. Questo vi diciamo sulla parola del Signore: noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nubi, per andare incontro al Signore nell’aria, e così saremo sempre con il Signore. Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.

Matteo 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: “Ecco lo sposo, andategli incontro!” Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: “Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Ma le sagge risposero: “No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!” Ma egli rispose: “In verità vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Medito

È quando veniamo a conoscenza di una grave malattia, oppure quando apprendiamo della morte di una persona giovane, che – tutto ad un tratto – ci chiediamo: «ma se la mia vita terminasse a breve, sarei contento di come la sto vivendo?». È una domanda micidiale, che sembra destarci all’improvviso da uno stato di torpore e assopimento con il quale mi sembra di convivere la maggior parte del tempo. È come se, solo apprendere delle notizie negative, ci faccia destare da una vita che rischia di essere segnata dalla mediocrità. Dalla consapevolezza che sì, si potrebbero adottare scelte e stili diversi ma che tutto sommato si sta meglio tranquilli in una fase – se non di sonno – di dormiveglia. È così: spesso ho la sensazione di vivere in dormiveglia. Non intendo con questo vivere senza combinare niente, ma vivere con la sensazione che ci sarà sempre tempo per tutto, e che quello che sto facendo è solo un test, una prova, ma che poi ad un certo punto avrò l’opportunità di cambiare approccio e svegliarmi da questo torpore.

Spesso mi capita di pensare che vorrei cambiare le priorità della mia vita, il modo con cui affronto le scelte e i problemi. Salvo poi essere talmente inserito in certi meccanismi, che mi concedo la possibilità di vivere diversamente solo in un qualche futuro prossimo, come se ad un certo punto potessi concedermi di svegliarmi da questo stato. È un sonno questo che non credo colpisca solo me. In effetti, non sono solo le stolte ad aver preso sonno, ma anche le sagge: come se fosse proprio insito nell’uomo il rischio di assopirsi, di concedersi di allentare la presa su sé stessi. Ancora di più: nessuna delle dieci resiste e rimane sveglia, come a dire: «Beh, qui dormono tutte, a questo punto meglio che mi addormenti pure io».

Quello in effetti che differenzia le stolte dalle sagge non è infatti lo stare sveglie o l’addormentarsi, bensì la differente cura che hanno messo nel conservare l’unica cosa che di prezioso portavano con sé: l’olio. Dalle stolte emerge un atteggiamento di superficialità, di pressapochismo, di menefreghismo. Nelle sagge invece emerge il comportamento di chi, pur addormentandosi, prende fin da subito le cose con serietà, prendendosi cura del momento importante che andranno a vivere, consapevoli che potrebbe non esserci una seconda occasione. Signore, non ti chiedo di aiutarmi a vivere senza dormire, mi rendo conto che forse è una richiesta troppo ambiziosa. Aiutami però a vivere capendo quali sono le cose importanti di cui prendermi cura. Non so se riuscirò a svegliarmi da questo dormiveglia, ma aiutami sempre a prestare cura e attenzione alle cose di valore del mio equipaggio.

N.S.