Le parole della liturgia | Giugno 2026

Transustanziazione

La parola transustanziazione non è della Liturgia: è un termine teologico per tentare di spiegare l’Eucaristia. È formata da due parole: trans, che significa cambiamento, e sostanza. È questo vocabolo a creare delle difficoltà di comprensione. Noi definiamo sostanza la composizione chimica di qualcosa, invece per gli antichi significava l’individuo. È un termine di Aristotele per indicare l’identità di una persona, di un oggetto, distinguibile da tutte le altre. Egli poi chiama accidenti tutto ciò che si può dire di una sostanza, le sue qualità. Per Aristotele ogni cosa è una sostanza con i suoi accidenti. Parlando di transustanziazione intendiamo dire che quando Gesù Cristo prese il pane e disse: «Questo è il mio corpo», non ha cambiato gli accidenti, ma la sostanza, l’individualità di quel pane. Il Signore ha detto: «Questo sono io!», cioè la sua identità ha totalmente preso il posto dell’identità del pane, della sua sostanza. Il pane non è più questo oggetto individuale “pane”, ma un altro individuo: Gesù Cristo. Egli converte il pane in se stesso e comanda di ripetere questo gesto, di dire sul pane e sul vino: «Questo è il mio corpo offerto», garantendo che ogni volta sarebbe stato egli stesso ad agire. Ecco la transustanziazione: la sostanza di quel pane, la sua identità, è totalmente cambiata, ma quel pane continua ad avere tutti i suoi accidenti, cioè tutti i suoi attributi. In natura questo non succede mai, perché nessuno può cambiare la sostanza di una cosa, lasciando intatti i suoi accidenti, tranne Dio. Egli che crea tutto, può tutto. Il sacramento dell’Eucaristia è possibile solo per la potenza di Dio. È difficile da credere, ma il cambiamento della sostanza del pane e del vino in Gesù Cristo, è un’affermazione di fede. E ci crediamo perché lo ha detto Lui.

Elide Siviero