Le parole della liturgia | Dicembre 2026

Il congedo

Tutte le possibilità di congedo previste dal messale in italiano nascono dall’antichissima espressione Ite missa est. La più comune è: «La messa è finita: andate in pace». Questa traduzione, che non è letterale, segue la tradizione secondo la quale missa sarebbe un sostantivo, per cui significa semplicemente: «Andate, perché la Messa c’è stata». L’attenzione cade tutta sull’imperativo del verbo andare. È il riassunto dei mandati di Gesù, che concludono i Vangeli: egli invia i suoi ad annunciare il Vangelo a tutto il mondo. «Questo saluto esprime sinteticamente la natura missionaria della Chiesa. Pertanto, è bene aiutare il Popolo di Dio ad approfondire questa dimensione costitutiva della vita ecclesiale, traendone spunto dalla liturgia» (Benedetto XVI, Sacramentum caritatis, 51).
L’ultimo gesto è il bacio del sacerdote all’altare prima di congedarsi. Crispino Valenziano nel suo libro L’Anello della Sposa riporta questo saluto dal Rito siro antiocheno e maronita, recitato dal presbitero in quel momento: «Rimani nella pace, Altare santo del Signore. Io non so se mi sarà dato di ritornare a te, ma il Signore mi conceda di rivederti nell’assemblea dei primogeniti scritti nei cieli; poiché in questa Alleanza io ripongo la mia fiducia. Rimani nella pace, Altare santo e santificatore. Il Corpo e il Sangue che ho ricevuto da te mi ottengano la remissione dei peccati e la sicurezza davanti al tremendo tribunale del nostro Signore Dio, per sempre. Rimani nella pace, Altare santo di Dio, Mensa della Vita. Intercedi per me affinché io non lasci di pensare a te, ora e nei secoli dei secoli. Amen». Il canto finale non è necessario, ma ci aiuta ad uscire gradualmente dalla celebrazione. Ci siamo affacciati sull’eternità, uscirne repentinamente lascerebbe spiritualmente destabilizzati.   

Elide Siviero