Domenica
05
Aprile 2026
Pasqua
Risurrezione del Signore
Atti 10,41
A noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo
la sua risurrezione dai morti.

Ascolto

Atti 10,34.37-43

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».

dal Salmo 117

Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci
ed esultiamo.

Rendete grazie al Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre. Dica Israele: «Il suo amore è per sempre».

La destra del Signore si è innalzata, la destra del Signore ha fatto prodezze. Non morirò, ma resterò in vita e annuncerò le opere del Signore.

La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra dangolo. Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi.

Colossesi 3,1-4

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.

Giovanni 20,1-9

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Medito

Mentre scriviamo questa riflessione, abbiamo ripensato al Natale e abbiamo l’occasione di vedere insieme tutto il percorso. «In principio era il Logos»: all’origine c’è il progetto di Dio, che si realizza nell’incarnazione. Dio sceglie la carne, la nostra umanità come strumento di realizzazione del suo progetto: «tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste». Ci sembra di vedere, in questo collegamento tra inizio e fine o, meglio, nuovo inizio, la pienezza non della gloria divina, ma dell’essere umano; Gesù risorge con il suo corpo di uomo e con lui fa risorgere noi tutti, la vita che è stata in lui generato. 

«In Lui era vita e la vita è luce degli uomini». Sono parole che attraversano anche le letture di questa Pasqua. Paolo ci dice che la nostra vita è in Cristo e solo in lui può manifestarsi, mettersi alla luce. E ancora quanta vita c’è nel corpo dei discepoli che vanno al sepolcro, corrono, ansimano, guardano… e capiscono! Capiscono che Gesù, la vita, «era la luce degli uomini». Anche Pietro parla di luce, vita e corpo: la risurrezione, la liberazione del corpo dalla morte, è portata alla luce ad alcuni testimoni che hanno «mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti», a coloro cioè che avevano condiviso la vita, nella sua profonda umanità. Ci piace cogliere in queste parole la “carne” di un legame tra Gesù e i suoi discepoli: siamo testimoni perché abbiamo mangiato e bevuto con lui. Ma, dopo l’ultima cena, mangiare e bere con Gesù significa fare comunione, e allora tra coloro che hanno «mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti» ci siamo anche noi. Ci siamo anche noi che fatichiamo a comprendere cosa significhi resurrezione della carne; ma accogliamo che in Gesù si realizza il progetto di Dio di fare della nostra umanità una vita piena. 

In questo tempo però ciò che vediamo è un’umanità ferita, offesa, ma anche prepotente, preoccupata di avere potere, non certo una vita piena di luce, capace di prendersi cura di ogni fratello, della sua vita, del suo corpo, della sua umanità appunto. Ci sentiamo impotenti, facciamo poco, troppo poco e ci sembra di non riuscire ad essere “contagiosi”, di non riuscire a tenere desta nemmeno nel piccolo della nostra famiglia una tensione verso la giustizia, prima ancora della fede.
Allora, Signore, anche oggi nella Pasqua abbiamo bisogno della risurrezione dell’uomo, pensato nel progetto di Dio come vita che illumina. Abbiamo bisogno, come Pietro e Giovanni, testimoni di tutto ciò che è stato narrato, dei passi compiuti, delle ferite guarite, delle persone incontrate, di vedere e credere alla speranza che ci fa pellegrini in questa terra: «La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta». E questa è la certezza che Giovanni afferma: le tenebre non hanno spento la luce, non spengono la luce della vita di ogni bambino nei luoghi di guerra, di ogni madre di soldato, di ogni moglie di condannato, di ogni padre di perseguitato, di ognuno di noi perso perché dà le spalle alla luce. Le tenebre non hanno vinto e non vincono la luce.

Giorgia Varotto e Marco Andreatta