Domenica
27
Febbraio 2022
VIII domenica
del tempo ordinario
1 Corinzi 15,57
Siano rese grazie
a Dio, che
ci dà la vittoria
per mezzo
del Signore
nostro Gesù
Cristo!

Ascolto

Siracide 27,5-8

Quando si scuote un setaccio restano i rifiuti;
così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti.
I vasi del ceramista li mette alla prova la fornace,
così il modo di ragionare è il banco di prova per un uomo.
Il frutto dimostra come è coltivato l’albero,
così la parola rivela i pensieri del cuore.
Non lodare nessuno prima che abbia parlato,
poiché questa è la prova degli uomini.

dal Salmo 91

È bello rendere grazie al Signore.

È bello rendere grazie al Signore
e cantare al tuo nome, o Altissimo,
annunciare al mattino il tuo amore,
la tua fedeltà lungo la notte.

Il giusto fiorirà come palma,
crescerà come cedro del Libano;
piantati nella casa del Signore,
fioriranno negli atri del nostro Dio. 

Nella vecchiaia daranno ancora frutti,
saranno verdi e rigogliosi,
per annunciare quanto è retto il Signore,
mia roccia: in lui non c’è malvagità.

1 Corinzi 15,54-58

Fratelli, quando questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura:
“La morte è stata inghiottita nella vittoria.
Dov’è, o morte, la tua vittoria?
Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?”
Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, progredendo sempre più nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.

Luca 6,39-45

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: “Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: ‹Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio›, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda”.

Medito

Queste tre letture sono un tesoro di saggezza: ricordo mio nonno quando mi raccontava da piccola dei segreti riguardanti la coltivazione dei campi, la semina in base ai movimenti della luna o agli eventi atmosferici. Qui l’effetto che provo è lo stesso di allora: lo stupore. Mi stupisco perché di fronte a delle regole date dall’esperienza c’è sempre del buono. La prima lettura mi ispira un senso di osservazione delle cose e della natura: guardare cosa succede, come si muove, verificare l’effetto. Sembra lo svolgimento di un esperimento in un laboratorio chimico: un dato di fatto. Una legge chimica e fisica che porta ad un prodotto buono o cattivo. Il Siracide dice che è lo stesso per il nostro cuore: ciò che noi coltiviamo nel cuore si rispecchia con la parola nella relazione con gli altri. Il male emerge lì dove gli viene dato spazio e lo si riconosce come tale.

San Paolo mette in luce la presenza di Gesù Risorto dentro alla nostra fragilità e alla nostra corruttibilità, vincendo la morte. Come passare dalla saggezza degli eventi e delle leggi della prima lettura a quanto scritto nella seconda? Una frase mi tocca il cuore: «Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!». Traspare in modo chiaro e imperante la certezza che questa vittoria c’è sempre. È una costante data dal Signore come se fosse una legge scritta per sua volontà da sempre e per sempre. La nostra fede si fonda su questa certezza: che il Signore ha già vinto per noi la morte e la nostra fragilità. Questo è il nostro orientamento: guardare a Gesù Cristo come il vincitore per imparare ad amare e portare frutto.

Gesù ci invita infatti nel vangelo a porre attenzione ai nostri comportamenti, alle nostre mozioni e ai nostri pensieri. Possiamo usare un setaccio per filtrare i contenuti e raddrizzare il tiro nei confronti di noi stessi e degli altri: lo sguardo e la parola. Proviamo a porre attenzione a come guardiamo e a come parliamo. Soffermiamoci sui pensieri e le mozioni che nascono da ciò che osserviamo e diciamo. Forse noteremo se c’è qualcosa che crea disarmonia in noi stessi e con gli altri. Anche questa consapevolezza è un dono dato dal Signore, frutto di un buon discernimento. Il Signore ci aspetta sempre desideroso che noi possiamo attingere a quella luce vittoriosa che egli stesso ha già seminato in ciascuno di noi. Quanto sarebbe bello ogni sera fermarsi un attimo a pensare se durante il giorno abbiamo respirato di questa vittoria del Signore risorto! Come e dove mi sembra di averla vista oggi?

Silvia De Franceschi