Domenica
07
Agosto 2022
XIX domenica del Tempo Ordinario
Anno C III settimana del salterio
Luca 12,34
Dove è il vostro
tesoro, là sarà
anche il vostro
cuore.
san Sisto e compagni, san Gaetano

Ascolto

Sapienza 18,6-9

La notte [della liberazione] fu preannunciata
ai nostri padri,
perché avessero coraggio,
sapendo bene a quali giuramenti avevano prestato fedeltà.
Il tuo popolo infatti era in attesa
della salvezza dei giusti, della rovina dei nemici.
Difatti come punisti gli avversari,
così glorificasti noi, chiamandoci a te.
I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto
e si imposero, concordi, questa legge divina:
di condividere allo stesso modo successi e pericoli,
intonando subito le sacre lodi dei padri.

dal Salmo 32

Beato il popolo scelto dal Signore.

Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità. 
 
Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. 
 
L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.

Ebrei 11,1-2.8-19

Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.
Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.
Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra. Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio. Ha preparato infatti per loro una città.
Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.

Luca 12,32-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Medito

I miei familiari spesso mi prendono in giro e dicono che sono una accumulatrice seriale perché “tengo tutto”. Io provo a spiegare loro che tengo le cose che mi parlano delle persone che me le hanno regalate, di quanto ero felice quando quell’oggetto mi è stato regalato, l’ho trovato o l’ho acquistato magari pensandoci su un bel po’ o dopo una lunga ricerca. Gli oggetti sono tesori a cui attacco il mio cuore. Oggi il Signore mi chiede di considerarlo il tesoro prezioso a cui attaccare il cuore, di essergli fedele non per paura ma per amore, di coltivare la sicura speranza che il “padrone” verrà.

Il padrone è “lontano” (perché non lo vediamo!) ma ci chiede di attenderlo tenendo viva la sua memoria, coltivando dentro di noi la sua presenza e facendo in modo che l’attesa e la speranza, giorno dopo giorno, invece di sbiadire diventino sempre più forti e motivanti. Proprio poco tempo fa mi è saltata in mente questa domanda: «Se non avessi la fede come sarebbe la mia vita? ». Non ci avevo mai pensato… Ho scoperto con meraviglia che non ne potrei fare a meno. Ciò che mi fa felice è la fiducia in un Dio che mi è sempre vicino, che mi accompagna, che mi fa stare con lui, che mi dà energia positiva per vivere le mie giornate, che mi regala sempre giornate nuove, che mi fa capire che se metto nelle sue mani desideri, difficoltà, passioni, marito, figli, amici, vicini, sofferenze, situazioni difficili, lui c’è e spesso interviene nella mia vita in modo sorprendente, meraviglioso, miracoloso! Tutto questo fluire di speranza, di gioia, di “leggerezza” non ci sarebbe se non ci fosse la fede e la mia vita sarebbe grigia e triste.

Assieme a tutto ciò emerge anche il non sentirmi arrivata, il sentire che questo tesoro c’è ma non ancora, lo vedo come san Paolo: attraverso un vecchio specchio. Il mio cuore dice che c’è, la fede mi rassicura, ma mi è chiesto di attendere, di portare pazienza, di cercare, approfondire, pensare, vivere, sbagliare, chiedere perdono a me stessa e agli altri. Tutto ciò diventa preghiera: «Signore credo, aumenta la mia fede». Il tesoro a cui attaccare il cuore è un tesoro che rende preziosi gli altri tesori e li illumina con la sua luce. Non è un tesoro esclusivo ma inclusivo: dà senso, calore, energia a tutti gli altri tesori.

Patrizia Callegaro