Editoriale | Dicembre 2026

Il Dio che si fa piccolo

Dicembre porta tutto il suo carico di attese: le strade si illuminano, i calendari si aprono giorno dopo giorno, le case si preparano alla festa. L’Avvento in sé è una scuola dell’attesa che ci insegna a riconoscere ciò che sta nascendo nel silenzio. Un Bambino. Dio non si impone con la forza, entra nella storia attraverso la fragilità di un neonato che chiede di essere accolto, nutrito, custodito. Charles de Foucauld, la cui memoria liturgica si celebra il 1° dicembre, comprese che la santità passa dalla piccolezza, dal nascondimento e dal servizio quotidiano. Senza bisogno di apparire. Il Natale ci riporta proprio lì: a Betlemme, a quel bambino che ancora non parla e già annuncia qualcosa di decisivo. Forse è proprio in questo “essere piccoli” che il Natale parla così profondamente all’infanzia. Un bambino riconosce un bambino. E ogni bambino ci ricorda che la vita, prima di essere conquista, è dono ricevuto. La fede stessa nasce così: non dal possesso di certezze, ma dalla disponibilità a lasciarsi accogliere da un amore che ci precede. L’Avvento diventa allora una domanda semplice: che cosa sto aspettando davvero? Davanti al presepe, forse, siamo chiamati proprio a tornare bambini. Non ingenui, ma capaci di stupore. Non inconsapevoli, ma disponibili alla fiducia.
Gesù Bambino non smette mai di nascere. Nasce ogni volta che qualcuno gli apre la porta. Buon Natale!

Lodovica Vendemiati