Le parole della liturgia | Novembre 2026

Riti di conclusione

Tutto in questa vita ha una fine, anche la celebrazione eucaristica. È necessaria una forma di conclusione del rito, che contrassegni il passaggio da questo alla vita quotidiana: è una esigenza strutturale della celebrazione, ma corrisponde anche ad un bisogno psicologico; infatti, come per entrare bene nel rito è necessario raccogliersi e distanziarsi in qualche modo dalla quotidianità, così per rientrare in essa è necessario distaccarsi dagli atteggiamenti del celebrare.
Questi riti comprendono: brevi avvisi, se necessari; il saluto e la benedizione del sacerdote, il congedo del popolo e il bacio dell’altare da parte del sacerdote e del diacono. Si tratta di una sequenza semplice. Gli avvisi sono una possibilità: la loro ragione sta nella presa d’atto che la celebrazione eucaristica domenicale è spesso il solo momento in cui si ritrovano gli appartenenti di una comunità parrocchiale e, di conseguenza, il solo momento disponibile per le comunicazioni necessarie al suo buon funzionamento.
Tuttavia, sono sentiti dal Messale come una sorta di intrusione nel clima della preghiera celebrativa e, per questo, devono essere sobri. Nella benedizione conclusiva, il presbitero traccia un segno di croce sui fedeli e questi se ne appropriano, segnandosi e rispondendo «Amen». Così al segno di croce iniziale corrisponde questo conclusivo, che richiama alla presenza della Trinità (è un gesto che avviene con la dizione dei nomi divini), e pone tutti sotto il segno della Croce di Gesù, il cui sacrificio è stato reso disponibile nella celebrazione eucaristica. Al termine della celebrazione, questo gesto assume il carattere di una benedizione: ecco perché il presidente, rappresentante di Cristo e tramite della benedizione divina, non si segna con gli altri, ma traccia la croce sul popolo. 

Elide Siviero