Domenica
11
Ottobre 2026
XXVIII domenica del Tempo Ordinario – Anno A
IV settimana del salterio
Matteo 22,5
Ma quelli non
se ne curarono.
san Giovanni XXIII
san Santino

Ascolto

• Isaia 25,6-10

Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l’ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza, poiché la mano del Signore si poserà su questo monte».

dal Salmo 22

Abiterò per sempre nella casa del Signore.

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca.

Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.

Filippesi 4,12-14.19-20

Fratelli, so vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni. Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù.
Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Matteo 22,1-14

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Medito

Non è facile commentare il Vangelo di questa domenica, perché presenta vari livelli di significato e quindi anche le spiegazioni possono essere diverse, a seconda che se ne dia un’interpretazione storica oppure simbolica. Basta leggere qualche commento, anche molto autorevole, per capire che siamo di fronte ad un messaggio complesso e problematico.
Tuttavia, io non sono una biblista, sono solo stata chiamata a riflettere e condividere con altri fratelli un pensiero: cosa comunica questa Parola alla mia vita, oggi? Il primo pensiero è che Dio continua sempre ad invitare «cattivi e buoni», senza escludere nessuno, al banchetto di nozze di suo figlio, alla gioia che scaturisce dal suo amore gratuito: questo è il suo progetto e il suo dono e mi chiedo se riesco sempre a concepirne la sovrabbondanza, la bellezza, vivendo in piena libertà la mia fede. Forse no, tuttavia questo dono resta un punto fermo, che dà senso alla mia vita e, pur consapevole di tutta la mia fragilità, i miei dubbi, le mie resistenze, mi sforzo di ripetere ogni giorno il mio “eccomi”.

Il secondo pensiero: come narra la parabola, ci possono essere modi diversi di rifiuto nei confronti dell’invito del Padre, come l’opposizione violenta o l’indifferenza. Se l’odio e la persecuzione – che i cristiani subiscono ancora oggi in molte parti del mondo – non fanno parte della mia esperienza, l’indifferenza invece è la forma più evidente del rifiuto di Dio: quello che vedo attorno a me è la noncuranza, è la mancanza di desiderio o semplicemente di curiosità.
Come dice il Vangelo, «gli invitati alle nozze… non se ne curarono». Infatti oggi molti giovani e adulti non si domandano neanche cosa voglia questo re/padre che invita alla festa, non importa se il pranzo è abbondante e gratuito, hanno altro di cui occuparsi. In particolare, penso ai tanti ragazzi cresciuti nelle nostre famiglie e nelle nostre parrocchie che, pur avendo vissuto durante l’infanzia e l’adolescenza varie e belle esperienze ecclesiali, come il percorso di iniziazione cristiana, i gruppi associativi, i campiscuola, una volta diventati grandi, hanno deciso di vivere come se Dio non esistesse.

Infine, ci sono coloro che hanno accolto l’invito ma che, essendo «senza l’abito nuziale», vengono cacciati dalla festa. Questa Parola suona molto dura, eppure non si tratta di una minaccia, ma di un avvertimento esigente, rivolto ad ogni credente: infatti, l’abito simboleggia la grazia e senza di essa «non si può fare un passo avanti nella vita cristiana… occorre essere disponibili a un cammino di conversione, che cambia il cuore» (papa Francesco).

Annamaria Matteucci