Le parole della liturgia | Settembre 2026

Frazione del pane

«Il gesto della frazione del pane, compiuto da Cristo nellʼultima Cena, che sin dal tempo apostolico ha dato il nome a tutta lʼazione eucaristica (Fractio panis, ndr), significa che i molti fedeli, nella comunione dallʼunico pane di vita, che è il Cristo morto e risorto per la salvezza del mondo, costituiscono un solo corpo (1 Corinzi 10,17). La frazione del pane ha inizio dopo lo scambio di pace e deve essere compiuta con il necessario rispetto… Questo rito è riservato al sacerdote e al diacono… Lʼinvocazione “Agnello di Dio” accompagna la frazione del pane, perciò la si può ripetere tanto quanto è necessario fino alla conclusione del rito.
Lʼultima invocazione termina con le parole “dona a noi la pace”» (OGMR 83).
Spezzare il pane è il gesto originario e primario dellʼeucaristia, al punto da poter dire che esso costituisce lʼessenza gestuale di questo sacramento, come il pane ne è la sostanza materiale. Lʼeucaristia è tanto la realtà del pane, quanto il gesto di spezzarlo e condividerlo: non si dà mai lʼuna senza lʼaltro. Lʼeucaristia non è semplicemente pane, ma un pane spezzato e condiviso. Quel gesto aprì gli occhi dei discepoli di Emmaus e consentì loro di riconoscere Gesù risorto. La frazione del pane non è solo il rito della condivisione con i commensali, ma è anche il gesto attraverso il quale fare memoria del sacrificio di comunione di Cristo che, stipulando la Nuova alleanza nel suo corpo crocifisso e nel suo sangue versato, crea la comunione della sua comunità e fa di essa un unico corpo, il suo corpo. Nel gesto eucaristico di spezzare il pane vi è una dimensione sacrificale alla quale la tradizione liturgica ha poi accostato e sovrapposto la figura dellʼAgnello pasquale, che è sempre «lʼAgnello sgozzato» (Apocalisse 5,6). Ecco perché si canta la litania dellʼAgnello di Dio.   

Elide Siviero