Editoriale | Agosto 2026

“Gettare insieme” Parola e vita

La parola simbolo viene dal greco σύμβολον (sýmbolon), derivato di symballein, che significa “gettare insieme”, “far combaciare”. Nell’antichità, due persone che stringevano un patto spezzavano una tessera di terracotta o d’osso: ciascuna ne conservava una metà. Quando si rincontravano le due metà venivano accostate. Il simbolo era il riconoscimento, un gesto che univa ciò che era stato separato. Qualcosa di questo antico gesto abita ancora il cuore della fede. I cristiani dei primi secoli utilizzavano simboli, delle immagini con un significato preciso, per riconoscersi tra di loro, e chiamarono symbolum il Credo, che diventò il segno di riconoscimento tra fratelli e sorelle nella fede. Chi lo pronunciava mostrava di appartenere all’unico corpo, di portare “la sua metà” di un patto antico. Dire «Credo» era, ed è ancora, far combaciare la propria vita con qualcosa di più grande.
In questo mese di agosto ci soffermiamo sull’immagine del simbolo. I simboli cristiani delle origini, così come il Symbolum che ci unisce ancora oggi come Chiesa ogni domenica, ci invitano all’esercizio di “gettare insieme” la Parola e la vita, il passato e il presente, la personale esperienza di fede con quella della propria comunità, per riconoscersi tessere di uno stesso mosaico che, accostate, rivelano il volto di Cristo. 

Manuela Riondato