Le parole della liturgia | Luglio 2026

La preghiera del Signore

Il Messale scrive: «Nella Preghiera del Signore si chiede il pane quotidiano, nel quale i cristiani scorgono un particolare riferimento al pane eucaristico, e si implora la purificazione dai peccati, così che realmente i santi doni vengano dati ai santi. Il sacerdote rivolge l’invito alla preghiera, che tutti i fedeli dicono insieme con lui; ma soltanto il sacerdote vi aggiunge l’embolismo, che il popolo conclude con la dossologia. L’embolismo, sviluppando l’ultima domanda della Preghiera del Signore, chiede per tutta la comunità dei fedeli la liberazione dal potere del male. L’invito, la Preghiera del Signore, l’embolismo e la dossologia, con la quale il popolo conclude l’embolismo, si cantano o si dicono ad alta voce» (OGMR 81). Abbiamo quindi quattro tempi, strettamente coordinati, che coinvolgono sia il presbitero che l’assemblea dei fedeli: l’invito, la recita della preghiera, il prolungamento orante dell’embolismo e la dossologia assembleare conclusiva «Tuo è il regno». Nell’invito si sottolinea che stiamo obbedendo a Gesù Cristo che ci ha comandato di pregare in questo modo (cfr. Matteo 6,9), rivolgendoci a Dio chiamandolo Padre: immersi nella vita del Figlio mediante il Battesimo, noi preghiamo in Lui, possiamo chiamare Padre nostro l’innominabile Dio del cielo. Sant’Agostino afferma che in questa preghiera si riassumono tutte le preghiere dei Salmi, tutte le nostre preghiere. È la preghiera perfetta, perché insegnata da nostro Signore. Segue l’embolismo, un termine tecnico, che significa sviluppo. È una preghiera che ne sviluppa un’altra: «Liberaci, Signore, da tutti i mali…», sviluppa l’ultima richiesta del Padre Nostro: «Liberaci dal male». Conclude questo momento una dossologia, un’acclamazione di fede: «Tuo è il Regno…» che decreta la vittoria sul male e sul Maligno.

Elide Siviero