Le parole della liturgia | Aprile 2026

La dossologia finale

«Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te, Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli». «Con la dossologia finale si esprime la glorificazione di Dio; viene ratificata e conclusa con l’acclamazione del popolo che canta il suo Amen» (PNMR 79/h). Al termine delle intercessioni, dopo la memoria dei Santi che già vivono al cospetto di Dio e contemplano la luce del suo volto, ora si proclama la Gloria divina nella dossologia finale che è un inno e un annuncio della Trinità, Padre, Figlio, Spirito Santo.
Questa preghiera presidenziale, riservata cioè a colui che presiede, esprime tutta la glorificazione di Dio. Dossologia, infatti, viene dall’unione di due termini: doxa che significa gloria, e loghizo, dire. La lode finale appare come una marcia solenne di chiusura. Anche i gesti del sacerdote vi partecipano: egli eleva l’ostia e il calice, rivolge gli occhi in alto e pronuncia solennemente la preghiera. Essa è rivolta al Padre con un riconoscimento delle diverse funzioni della Santissima Trinità ed è sottolineata l’assoluta e unica mediazione di Cristo. Infatti, è tramite il sacrificio di Gesù Cristo che il Padre è glorificato. Si offre al Padre il sacrificio di Cristo, poiché egli è presente come vittima immolata, ma unitamente a quello di Cristo si offre il sacrificio, cioè le azioni buone, le penitenze, i dolori sostenuti, le preghiere, di tutta l’assemblea e del celebrante, e di tutta la Chiesa per la realtà della Comunione dei Santi: tutti inscrivono la propria esistenza nella scia di Gesù. E questo grazie all’unità dello Spirito Santo, perché è solo nell’unità che si ha con Cristo nel dono dello Spirito Santo, nell’appartenenza viva alla Chiesa, che può realizzarsi anche la nostra apertura alla grazia del Padre. 

Elide Siviero