Le parole della liturgia | Gennaio 2026

Noveritis

Secondo un’antica consuetudine, nella solennità dell’Epifania, dopo il Vangelo, il diacono o il sacerdote o un cantore, dall’ambone dà un annuncio solenne con il canto del Noveritis (dall’incipit latino, che in italiano significa: «Voi sapete…»): è l’annuncio della data della Pasqua e descrive, con un testo pieno di lirismo, il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto quale centro dell’anno liturgico.
Questo perché l’Epifania, cioè la piena manifestazione di Gesù Cristo come Verbo di Dio e Salvatore del mondo, si svela e si realizza nella sua Pasqua di morte, sepoltura e risurrezione. «Fratelli e sorelle, la gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno. Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza. Centro di tutto l’anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua il 5 aprile. In ogni domenica, Pasqua della settimana, la santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte. Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi…» e seguono tutte le altre date importanti del calendario liturgico. Si precisa che: «Anche nelle feste della Santa Madre di Dio, degli Apostoli, dei Santi e nella Commemorazione dei fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore. A Cristo, che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia, lode perenne nei secoli dei secoli. Amen». Se da un lato l’Epifania manifesta la Pasqua, dall’altro la Pasqua realizza l’Epifania. Il rito dell’annuncio del giorno di Pasqua, dunque, non solo getta un ponte tra le due solennità maggiori dell’anno liturgico, ma segna l’inizio di un cammino che ci condurrà fino alla meta pasquale.  

Elide Siviero