Editoriale - Abbiamo imparato a dire «Abbà, papà»!

Editoriale - Abbiamo imparato a dire «Abbà, papà»!
Febbraio, 2012

Mi trovavo in casa di amici. Era una serata qualunque ma non per la famiglia che mi ospitava. Il piccolo Andrea da qualche ora aveva imparato a metter assieme due sillabe – paa-pà – dando una grande soddisfazione alla mamma che da parecchi giorni cercava di insegnarglielo. Quella parola – paa-pà – doveva rappresentare per lui una specie di gioco. Pronunciando quel nome, i familiari lo guardavano con una benevolenza decuplicata e lui ci provava gusto. Se per il piccolo era un gioco, per il padre no. Ricordo lo sguardo commosso con cui il giovane babbo accompagnò il bambino mentre saliva le scale in braccio alla madre che lo portava a letto. «Paa-pà»: una litania che divertiva un bimbo e inteneriva il cuore di un uomo, regalandogli una fierezza del tutto nuova.

Abbiamo imparato a dire «papà» perché qualcuno ce l’ha insegnato. Gesù, il Figlio di Dio, ci ha insegnato a pregare Dio chiamandolo «Padre». E un autore antico aggiungeva che lo Spirito santo si comporta come una madre che insegna al proprio bambino a dire «papà» e ripete tale nome con lui finché lo porta all’abitudine di chiamare il padre anche nel sonno. Al pari di Andrea, anche noi possiamo non capire il valore di tutto questo. Eppure, se gli occhi di un giovane padre si inumidiscono alla voce del suo bambino, che cosa proverà il cuore di Dio ascoltando il solo semplice nome, Padre?
 

Nicola Tonello
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